Smart working o non smart working?

Da mesi ormai si parla di smart working, ma davvero tutti ne conoscono il reale significato? “Smart working” significa letteralmente "lavoro intelligente" o, anche, “lavoro agile”.


L'Osservatorio del Politecnico di Milano definisce lo smart working “una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati”. Questa definizione rende bene l'idea di come un dipendente dovrebbe svolgere le proprie attività in smart working. Le parole chiave sono flessibilità e autonomia: ciascun dipendente è libero di scegliere dove, come e quando svolgere le proprie attività lavorative tenendo sempre ben presente gli obiettivi. Insomma, l'importante è lavorare e farlo bene. Per poter funzionare, alla base del lavoro agile devono ovviamente esserci una buona organizzazione aziendale, fiducia tra datore di lavoro e dipendente e la definizione di obiettivi ben precisi da raggiungere in un determinato periodo di tempo.


Ovviamente, lo smart working ha i suoi pro e i suoi contro. Maggiore libertà, più tempo libero, comfort e risparmi di tempo sono sicuramente i benefici principali del lavoro agile. La sveglia suona più tardi, non bisogna spostarsi e recarsi fisicamente sul luogo di lavoro, ma si può rimanere in tuta e stare comodamente sul divano con il pc in grembo. Come molti italiani, ho sperimentato anche io questi aspetti positivi in tutti questi mesi di lavoro da remoto e posso garantire che è stato davvero molto comodo.


Certo è che, come accennato prima, ci sono anche note meno positive. In particolare, ciò che ho sperimentato personalmente è stata la mancanza delle relazioni con i colleghi: le riunioni di aggiornamento, le chiacchiere alla scrivania, le pause caffè e i pranzi. È comunque vero che, quando il team è coeso e lavora bene insieme, può farlo anche da lontano mantenendo delle relazioni stabili. E, inoltre, la tecnologia è dalla nostra parte. Le piattaforme di meeting hanno avuto e stanno avendo tuttora un ruolo fondamentale per mantenere sia i rapporti sociali che quelli lavorativi.


Altri aspetti negativi, come è emerso da una ricerca dell’Osservatorio Smart working della School of Management del Politecnico di Milano, sono stati, da una parte, la difficoltà nel mantenere un equilibrio tra vita privata e lavorativa (pensiamo soprattutto ai genitori che hanno dovuto districarsi tra call, mail, e i compiti scolastici dei figli), dall’altra la mancanza di strumenti hardware efficaci per il lavoro da remoto. Quest’ultimo aspetto è sicuramente dovuto alla velocità con cui ci siamo dovuti adattare a questa modalità lavorativa.

Sono convinta che lo smart working, con l’organizzazione necessaria e in un periodo diverso da quello che purtroppo stiamo vivendo oggi, aprirà le porte a un nuovo modo di concepire il lavoro, apportando benefici sia al dipendente che all’azienda stessa.


Posso sbilanciarmi e dire che in ContactValue il lavoro da remoto ha funzionato molto bene. L’impegno del team ha portato al raggiungimento di tutti gli obiettivi che ogni settimana ci siamo posti. Non escludo che potremmo organizzare, in futuro, una modalità di lavoro ibrida: alcuni giorni in ufficio e altri in smart working. Sarebbe l’equilibrio perfetto.